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India empowering


Energia e colore sono per me sinonimi di viaggio.

Colore che mi scalda le ossa e illumina anche il grigiore milanese.

Energia che sento quando invento un viaggio. Energia che investo per pianificarlo. Energia che spendo per renderlo concreto. Energia che accumulo vivendolo. Energia che si moltiplica in altre fonti di energia al ritorno.

Perché per me viaggio significa ripulire le lenti degli occhiali, i filtri di priorità, il senso del tempo.

Un tempo scandito dai colori accesi, nel caso del mio ultimo viaggio in Deccan e Karnataka, nel centro dell’India: un triangolo tra Bangalore, Hampi e il Coong, attraversando anche la riserva della biosfera Nilgiri che unisce i parchi di Nagarhole, Bandipur e Mudumalai.

Un vero bagno nell’India meno conosciuta dagli occidentali, Bangalore a parte, con la sua fama di acceleratore IT grazie alle migliaia di aziende che lavorano 24/24! Il primo bagno indiano per i miei tre gemelli, che alla veneranda età di 11 anni penso siano ormai in grado di intendere e capitalizzare impressioni, sensazioni, emozioni.

Perché in Deccan e Karnataka se ne vivono diverse di emozioni e impressioni, tra panorami sempre cangianti e sempre meravigliosi scorrendo campi di riso, cotone, canna da zucchero, peperoncino, banane, noci di cocco ma anche foreste pluviali sotto cui fiorisce il caffè e si avviluppano i rampicanti del pepe.

Hampi

La nostra prima tappa è stata ad Hampi, dove i templi e i palazzi reali di Vijayanagar (la più grande monarchia indù meridionale tra il 1200 e il 1565), costruiti tra enormi monoliti di granito rosa, testimoniano uno splendore senza tempo. Maestosa e superba, era allora paragonata a Roma, oggi a Petra per il fascino che sprigiona. Lo sguardo vaga curioso e rapito da un elefante che collabora alla puja, ricevendo offerte votive ed elargendo benedizioni con la proboscide a scimmie che regnano sovrane, tra chilometri quadrati colorati da sari, anfore di acciaio e bambini che chiedono solo una foto per venire con noi dall’altra parte del mondo. Una tappa che vale almeno un paio di giorni per la ricchezza e l’autenticità che offre in tutti i sensi. Poco distante si trova anche lo Sloth Bear National Park dove osservare orsi giocolieri detti però anche pigri, che insegnano l’importanza di un andamento lento.

Coorg

Tra infinite piantagioni di banane e cocco avviene la discesa verso il Coorg (Kodagu) che si staglia con le sue aspre montagne e colline ricoperte da giungle di cardamomo e pepe, sotto cui regnano linde coltivazioni di caffè arabica. L’immersione nei diversi toni di verde è incredibile e avvolgente per i profumi che si percepiscono: simili al gelsomino il caffè (le cui drupe vengono poi raccolte a dicembre a mano), speziati per il pepe che avviluppa i tronchi degli alti fusti costringendo gli uomini ad arrampicarsi su sottilissimi ma altissimi rami decorticati per raggiungere altezze anche di 5 metri dal suolo. Qui, celate nella vegetazione, sorgono ville lussuose edificate alla fine dell’Ottocento dagli inglesi, dove ancora oggi si può soggiornare sognando i tempi che furono.

Nilgiri National Reserve

A poche ore d’auto dal Coorg il territorio torna piano e protetto da una delle più vaste riserve della biosfera del sud est asiatico: il Nilgiri National Reserve che si articola dal parco di Nagarhole, placidamente disteso intorno al fiume Kabini dove i branchi di elefanti indiani regalano la loro maestosa presenza alle macchine fotografiche insieme ad uccelli dai colori vivaci, cervi, coccodrilli e con tanta fortuna anche tigri e leopardi. La possibilità di alloggiare nel padiglione di caccia del maharaja di Mysore aggiunge una nota di fascino mentre per immergersi in una vera atmosfera da safari è suggestivo anche l’adiacente parco di Bandipur.

Mysore

Ultima tappa Mysore dalla seducente atmosfera inalterata nei secoli, con lo sfarzoso e fiabesco palazzo reale circondato da grandiosi uffici pubblici e residenze del maharaja oggi adibite a hotel. Ovunque venditori di fiori di gelsomino intrecciati, da mettere tra i capelli, dopo aver degustato il succo di canna da zucchero spremuto al momento. Da provare perché stempera in dolcezza il timore di problemi di stomaco che dopo un viaggio di diversi giorni con bambini al seguito possiamo dire sia più allarmistico che reale.

Colore ed energia

Colore, sapore, profumi, sorrisi, gentilezza sono il patrimonio con cui siamo tornati, grati di un’esperienza che come le altre si è dimostrata un investimento di valore. Perché il mondo è così vario e così colorato che avere il privilegio di scoprirne anche solo piccole sfumature vale qualsiasi energia. Con un bagaglio finale che è un arcobaleno di consapevolezze preziose.

PS: Abbiamo incontrato 4 occidentali in tutto il viaggio (eccetto che a Mysore): chiunque sia interessato a dettagli e suggerimenti pratici mi scriva!

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